ANSIA,STRESS...E CADUTA DEI CAPELLI!

E' credenza comune che l'ansia e lo stress siano implicati nell' indurre o peggiorare una caduta di capelli.

Ma quanto c'è di vero in queste affermazioni?

Studi scientifici presentati agli ultimi congressi di Dermotricologia si sono interessati di questi aspetti, non secondari, ed hanno individuato dei razionali biochimici ed ormonali. In verità, ottimi punti di partenza per terapie sempre più efficaci.

Lo stress induce un rilascio di cortisolo, che a cascata provoca una inibizione nella produzione di eicosanoidi, con azioni sulla PGE2 e AMPc, e in finale una alterazione dei processi di cheratinizzazione, anche in relazione all'aumento della glicemia (glicosilazione nella via della cheratinogenesi).

Da non trascurare ovviamente la produzione di radicali liberi ad azione danneggiante il follicolo pilare.

Allo stesso modo la azione dello stress sulla midollare del surrene favorisce un incremento di adrenalina e noradrenalina, che esplicano una azione inattivante dell'AMPc e della sintesi delle proteine del capello.

Quindi un approccio al paziente che perde i capelli, dovrebbe comprendere una attenzione anche su questi temi, e prevedere un approccio generale più ampio possibile.

Novità  nella ricerca tricologica 

 

Interessanti novità nella ricerca tricologica, in particolare per alopecia androgenetica, arrivano dalla letteratura scientifica compendiata nell'ultimo congresso coreano.

Da notare che in Corea è autorizzato l'uso di Dutasteride sistemico per questa indicazione, e questo ha consentito di ricavare dati importanti.

Sono stati presentati studi su Minoxidil sistemico (Sinclair), su finasteride gel a uso topico, su latanoprost e bimatoprost locali, ma anche studi su utilizzo locale di acido valproico, carbolitio ed altro. Si è stabilito la necessità di una standardizzazione della PRP.

Grande risalto agli studi sulle colture cellular (cultured dermal sheath cells) portati avanti da Replicel in associazione con una casa farmaceutica di primaria importanza. Uno studio in fase 2 partirà a  breve in Germania.

Il futuro sembra coinvolgere sempre più la medicina rigenerativa e la coltura cellulare.

Infatti Angela Cristiano e Jahoda hanno parimenti posto risalto su metodiche simili di sicuro interesse per le possibili ricadute sul versante terapeutico.

Di tutto ciò se ne potrà parlare in prossime news.

TRICOGRAMMA

Un corretto tricogramma prevede il prelievo , con particolari pinzette, di un certo numero di capelli , di solito una sessantina, da diverse zone del cuoio capelluto. Il paziente deve essere preventivamente informato del fatto di non effettuare lavaggi nei 3 giorni precedenti,

Di regola si fa così.

Si prendono venti capelli dalla zona frontaleventi dalla parietale e venti dallaoccipitale, segnandosi ovviamente, la zona di provenienza .

Tramite un esame microscopico siamo quindi in grado di dividere i capelli in tre fasi :Anagen, catagen, telogen.

Vi sono anche delle sottofasi , ma per il nostro discorso adesso non rivestono particolare importanza.

Il rapporto tra capelli in anagen (cioè capelli che crescono)e capelli in telogen (cioè capelli che sono in fase terminale) in relazione alle diverse zone ci dà una chiara indicazione e ci permette di esprimere con sicurezza alcune diagnosi come la AGA , confortati anche dalla videodermatoscopia, che mostra capelli miniaturizzati.

Infatti nella AGA (alopecia androgenetica o calvizie comune) ci sarà una grande differenza tra la percentuale riscontrata nella zona occipitale da quella frontale, con un grande aumento dei telogen in quest'ultima, a dimostrazione della attività del DHT e della 5 alfareduttasi..

L'esame , praticato attualmente con molto meno frequenza rispetto al passato, in quanto minimamente invasivo e un pò laborioso nella esecuzione e lettura dei dati, rimane ancora oggi tra utile ed importante , specialmente nei dubbi diagnostici .

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 colore dei capelli: modificazioni anomale e premature

Capita spesso di ricevere richieste di informazioni su come evitare la comparsa di capelli bianchi, o addirittura di rimedi medici per far regredire questo fenomeno, spesso sgradito perchè considerato segno di invecchiamento.

il Bulbo del Capello

E se generalmente questo è accettato nel soggetto più anziano, risulta invece fonte di disagio e preoccupazioni nel soggetto giovane

La perdita del colore naturale dei capelli è infatti un fenomeno che può presentarsi precocemente anche nel soggetto non ancora trentenne.

Per la maggior parte dei casi è di origine genetica, ma può essere ricondotta talvolta a patologie o utilizzo di sostanze o farmaci.

Si può osservare, difatti, canizie precoce in alcune malattie autoimmuni, in alcune Sindromi caratterizzate da invecchiamento cutaneo (progeria, S.di R-Thompson., S.di Werner), in malattie quali Albinismo, per carenza di tirosinasi, nella sindrome di Higashi.

Anche l'uso di alcuni farmaci (es. clorochina) può causare perdita di colore, mentre alcune malattie metaboliche quali fenilchetonuria ed omocistinuria possono condizionare un aspetto «sale e pepe» del capillizio.

 

In alcuni casi potrà essere evidenziata solo una ciocca bianca di capelli (poliosi), con il resto del capillizio di colore normale.

Nei casi più comuni si può considerare il Piebaldismo, caratterizzato da una chiazza ben delimitata di capelli bianchi in zona frontale, su base genetica, per riduzione ed alterazione dei melanociti.

Anche la Vitiligine può causare una poliosi, così come la fase di ricrescita immediatamente successiva alla risoluzione di chiazze di alopecia areata.

Ricordiamo solo per ultimo il contatto con metalli pesanti, che condiziona colorazioni varie, specifiche per ogni caso.

In ogni caso le forme più comuni di canizie sono legate a fattori genetici-costituzionali, in parte già individuati, sui quali si possono inserire variabili legate ad alimentazione ed abitudini di vita.

L'abitudine al fumo è certamente accelerante, attraverso la produzione di radicali liberi e sostanze tossiche, che possono avere effetti nocivi sui melanociti a livello follicolare.

Anche una dieta sbilanciata, e carente di oligoelementi quali rame, zinco, folati, vitamine del gruppo B, può incrementare il processo. Sono in corso studi su integratori attivi, ricavati da prodotti naturali, con grossi investimenti da parte di importanti case farmaceutiche.

La iperesposizione solare inoltre può causare fatti infiammatori perifollicolari, che possono essere alla base sia di incanutimento che, in casi limite, di perdita di capelli.

La visita dermotricologica con videodermatoscopia di ultima generazione, potrà essere molto utile in questi casi, consentendo di analizzare lo stato del cuoio capelluto, e permettendo eventualmente terapie con farmaci ad azione anti infiammatoria e antireattiva.

Purtroppo, nonostante questi studi promettenti su farmaci e integratori, ed anche ventilate manipolazioni genetiche, a tutt'oggi spesso il rimedio più pratico è ancora... la tintura.

Ma, ricordiamo, vanno usati prodotti con aggressività chimica bassa, e con una frequenza possibilmente non inferiore ai 2 mesi tra un trattamento e l'altro.